Celebrati i 77 anni della fucilazione di Giacomo Buranello, partigiano, Medaglia d’oro al Valor Militare
Mercoledì 3 Marzo 2021, giorno in cui venne giustiziato 77 anni fa, al forte San Giuliano, alle ore 17.30 a Sampierdarena, in Via Leone Pancaldo, davanti alla casa in cui ha vissuto, veniva deposta da parte dell’Anpi di Genova una corona di fiori, sulla lapide fatta mettere da un gruppo di giovani cittadini il 3 Marzo 1954, a 10 anni esatti dalla sua fucilazione, in ricordo a peritura memoria per il grande partigiano e combattente dei Gap genovesi, Giacomo Buranello. Di fronte ad una quarantina di cittadini, tra cui era presente una piccola delegazione del Circolo Culturale Proletario di Genova e una del Partito Comunista locale con tanto di bandiera, ha aperto la cerimonia il Presidente del Municipio di Genova Centro Ovest, Michele Colnaghi, che ha salutato i cittadini accorsi alla ricorrenza, per poi dare la parola ad un anziano professore della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova, che ha informato i presenti che gli studenti e una parte del corpo docente della Facoltà stanno chiedendo l’istituzione di una borsa di studio intitolata a Giacomo Buranello, in quanto era studente della facoltà di Ingegneria, con buoni risultati scolastici, ma che il suo assassinio gli aveva impedito di poter portare a termine gli studi e conseguire la laurea, che gli fu data post mortem, nel 1954, per volontà di quegli stessi giovani che avevano voluto far mettere la lapide in suo ricordo appena fuori del portone, dove egli aveva vissuto gran parte della sua breve vita. Ha preso poi la parola il Presidente dell’ANPI di Genova, Massimo Bisca, che ha sottolineato la caratura morale di Buranello e del suo sentirsi disposto a dare la vita per la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. Bisca ha citato passi importanti del diario di Buranello, recentemente riscoperto e parzialmente pubblicato. Bisca ha poi sottolineato che non può essere accettato da Genova, medaglia d’oro per la Resistenza, la vergognosa farsa a cui si è assistito in Consiglio Comunale dove, all’unanimità, si è voluto, con un atto ufficiale istituzionale, equiparare i fascisti ai comunisti, dato che non si potrà mai eguagliare Buranello e le migliaia di partigiani morti per una Italia libera e democratica a coloro che li hanno torturati e uccisi. Non è neppure storicamente legittimo mettere sullo stesso piano assassini e assassinati, significa falsare la storia e, mettendo entrambi sullo stesso piano ,significa svalorizzare e delegittimare la Resistenza. Con questa grave denuncia da parte della più alta carica cittadina dell’ANPI di Genova, si chiude la commemorazione che, nonostante la pandemia e l’ora insolita, dato che molti cittadini a quell’ora sono ancora a lavoro o sono imbottigliati nella code di auto per far ritorno a casa, ha visto comunque una buona partecipazione di cittadini, con la presenza anche di giovani.

Giacomo Buranello
Ricordare la Resistenza a Genova significa ricordare tutti coloro che hanno combattuto contro il nazifascismo, militando nei vari raggruppamenti partigiani ed esprimendo così il rifiuto dei soprusi e delle violenze indiscriminate poste in atto da chi aveva portato il paese alla rovina. Tra i tanti che hanno combattuto la barbarie fascista e hanno pagato con la vita la propria scelta, emerge il nome di un giovane comunista, che è tra i promotori delle formazioni armate clandestine in città: Giacomo Buranello. Ucciso dalle camicie nere per non aver voluto rivelare sotto tortura i nomi dei compagni, fu fucilato, ormai morto, all’alba del 3 marzo 1944 nel Forte di San Giuliano. Sono passati 77 anni esatti, ma nell’anniversario della sua uccisione, ad eccezione dell’ANPI di Genova, nessun esponente politico della Genova ufficialmente antifascista si è preoccupato di ricordarlo né con conferenze, né con articoli sui giornali e neppure con un semplice comunicato-stampa. Il perché è molto semplice: Giacomo Buranello non fu solo un eroico partigiano gappista, immolatosi, come tanti altri nella nostra città ribelle. Egli fu qualcosa di più. I suoi scritti su come organizzare la lotta antifascista e su come devono strutturarsi i comunisti, con la centralizzazione della direzione politica e l’adesione stretta alla linea leninista portata avanti in URSS da Giuseppe Stalin, fanno di Buranello un personaggio scomodo per le attuali formazioni politiche sedicenti comuniste o ‘alternative’. La sua figura di militante intransigente, retto, tutto d’un pezzo, ideologicamente rigoroso, è la negazione totale dei mediocri politicanti borghesi e revisionisti di oggi, dunque non va presa ad esempio e va confinata nel dimenticatoio della storia. Noi invece, in quanto comunisti e marxisti-leninisti, sentiamo il dovere di ricordarlo e di far conoscere i suoi scritti, di ricordare le sue gesta eroiche e di elevarlo a simbolo di una città come Genova, medaglia d’oro della Resistenza. Anche se i tempi e la situazione sono oggi assai diversi da allora, egli rimane, in quanto combattente antifascista e rivoluzionario comunista, un esempio luminoso di coerenza morale e di rigore ideologico e politico, a cui i settori più combattivi delle nuove generazioni possono guardare per appropriarsi dei suoi insegnamenti e ottenere sempre il meglio da sé stessi e dagli altri nella lotta per la democrazia e il socialismo.
CIRCOLO CULTURALE PROLETARIO DI GENOVA
MARZO 2021